Jean-Michel Basquiat

La Fondazione Beyeler dedica a Jean-Michel Basquiat (1960-1988) una retrospettiva in occasione del 50 anniversario della sua nascita.

Le sue opere sono animate  da quell’intensità e quell’energia che caratterizzarono anche la sua breve esistenza. Nell’arco di otto anni Basquiat e’ riuscito non solo, come Egon Schiele, a creare un vasta opera in brevissimo tempo, ma anche ad affermare nuovi elementi figurativi ed espressivi accanto alla dominante arte concettuale e al minimalismo. A soli 21 anni diviene uno dei partecipanti piu’ giovani alla Documenta e un importante precursore del movimento degli »Junge Wilde« oltre che di tutta l’arte degli anni Novanta.
 
L’iniziazione di Jean-Michel è precoce. Gli piace disegnare fin da bambino: “Non so quello che voglio né come ottenerlo…”. Per scoprirlo gira gli States in autostop, conosce artisti e frequenta studi, poi rientra a New York e pianifica l’ascesa nel bel mondo
 In un’intervista ammette che l’80 per cento dei suoi lavori nascono da un sentimento di rabbia contro i soprusi subiti dalla persone di colore. Dagli schiavi agli artisti neri famosi come lui che “non riesce nemmeno a fermare un taxi per strada”. Dall’’82 all’85 è il periodo del riscatto dei “blacks” (maschere minacciose che mostrano i denti digrignanti) dei “re incoronati” (i ritratti dei pugili Muhammed Alì, Sugar Ray Robinson), le sue opere più belle.
 
La notte lavora in preda a furia creativa: è bulimico e disperato, soffre di paranoie. La droga gli brucia il cervello. E’ travolto dall’euforia adrenalinica degli anni Ottanta, che gli chiede di produrre a getto continuo. La sua scomparsa lascia un segno indelebile nell’arte contemporanea, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ad affascinare: “Radiant Child” vive, come Keith Haring, James Dean, Elvis Presley & altri miti a stelle e strisce.

Inaugurazione 8 maggio 2010 
mostra dal 9 maggio al 5 settembre